Il salario minimo è il passato?

Parlare di salario minimo in un momento di forte spinta della produttività grazie a strumenti come l’AI e la robotizzazione può avere impatti imprevedibili. Ho provato a prendere in esame uno dei settori più controversi del momento: i servizi di sicurezza fisica.

Un esempio di impresa con paghe molto più basse del salario minimo in discussione (€9 lordi l’ora) è Mondialpol (commissariata perché aveva retribuzioni da €5/h). Andando a vedere l’ultimo bilancio  tuttavia si vede come circa la metà dei costi è legata ai dipendenti (€107M su €207M di fatturato e 3,6M di utile) e diventa palese che se il costo del personale dovesse aumentare del 40% circa (questa è una approssimazione per eccesso non avendo il dettaglio di tutte le paghe, ma che dà l’idea), l’azienda andrebbe in perdita immediata di oltre €30M l’anno o in alternativa dovrebbe aumentare i prezzi del 40% (sempre che i clienti siano disposti a pagarli) o potrebbe automatizzare il servizio aumentando i servizi di allarme e intervento remoto o, ancora, potrebbe impiegare personale all’estero tramite una partecipata per tutti i servizi in remoto che offre.

Andando a vedere il suo principale concorrente, Sicuritalia, la situazione è simile con un costo del personale circa della metà dei costi totali e un utile del 2% circa.

La soluzione “imprenditoriale” in caso di aumento repentino dei costi del personale sembrerebbe automatizzare più possibile il servizio, ad esempio facendo uscire in strada il personale solo nei casi identificati dall’AI, ( es. https://buff.ly/44SvFZHhttps://buff.ly/3O4HcOe ) o robotizzanddo la presenza fisica di sorveglianza (es. negli USA sta già avvenendo che ha un costo che parte dai 75 centesimi l’ora, ma anche in Svizzera).

Il tema di occupazione – salari – produttività non può essere ridotto ad una guerra di tifoseria politica, ma richiede uno sguardo dall’alto su un tema che è radicalmente cambiato rispetto allo scorso secolo.

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